Parasite

Fonte immagine: locandina del film

Salve a tutti cari lettori della rubrica “The Golden Theater”, sono lieto di presentarmi a voi per la prima volta. Per chi non mi conoscesse già, sono uno scrittore emergente che da circa 4 anni gestisce una pagina su Instagram chiamata Thelordcansaveme, nella quale cerco di mettere su un piccolo schermo i miei pensieri e le mie emozioni, in base a ciò che sento nel mondo che mi circonda.

Ogni giorno mi dedico soprattutto a dare una mano a chi ne ha bisogno, impegnandomi a fondo per fare del bene, dato che non è mai abbastanza. Coloro che mi seguono da un po’, sanno che io sono sempre stato quasi del tutto anonimo, quindi d’ora in poi potere chiamarmi, se preferite, Lord. Sono qui per un motivo ben preciso, dato che la mia passione non è semplicemente scrivere, infatti da poco sto coltivando un’altra passione per una grande e direi magnifica arte, ossia il cinema.

Quindi ho voluto aprire questa rubrica per portare a voi mie riflessioni, ma soprattutto le mie personali recensioni su film che ho apprezzato, altre volte amato o, perché no, anche criticato. A tutto ciò sono nuovo, non mi sono mai cimentato a parlare di cinema, piuttosto ho preferito sempre guardare e osservare in silenzio, pertanto spero che sia di vostro gradimento questo affascinante e particolare mondo di cui vorrei raccontare.

Infatti, il primo film che ho portato alla vostra attenzione è “Parasite”, di Bong Joon-ho. Ossia colui che, come si potrebbe dire, mi ha aperto realmente gli occhi su questa grande realtà cinematografica, facendomi appassionare e incuriosire ancora di più su come vengono elaborati determinati film. Distribuito nella sale coreane a partire dal 30 maggio 2019, mentre in alcune sale italiane il 7 novembre dello stesso anno, Parasite sin da subito ha riscosso un enorme successo a livello mondiale, vincendo la Palma d’oro al Festival di Cannes 2019 e il Golden Globe come miglior film in lingua straniera.

Candidato infine a sei premi Oscar, è stato il trionfatore indiscusso dell’edizione, aggiudicandosene ben quattro, ovvero quelli per il miglior film (prima opera in assoluto non in lingua inglese a riuscirci), migliore regia, migliore sceneggiatura originale e infine come miglior film internazionale. Per quanto riguarda la trama, Parasite racconta la storia della famiglia Kim, formata dal padre Kitaek, un uomo privo di stimoli, una madre, Chung-sook, senza alcuna ambizione e due figli, la 25enne Kijung e il minore, Ki-woo. Vivono in uno squallido appartamento, situato nel seminterrato di un palazzo, sono molto legati tra loro, ma senza un soldo in tasca né un lavoro né una speranza per un futuro roseo.

A Kiwoo viene la stramba idea di falsificare il suo diploma e la sua identità per reinventarsi come tutor e impartire lezioni a Yeon-kyuo, la figlia adolescente dei Park, una ricca famiglia, che, al contrario dei Kim, vivono in una grande villa e nel benessere. Ki-woo insegna principalmente inglese alla ragazza a un ottimo prezzo, cosa che genera entusiasmo e speranza nei suoi parenti. Il ragazzo, notando come al figlio minore dei Park piaccia disegnare, ha la subdola idea di inventare che sua sorella Ki-jung è un’insegnante d’arte ed esperta di comportamenti infantili, permettendo anche a lei di infiltrarsi nella loro vita. Le due famiglie non sanno, però, che questo incontro è solo l’inizio di una storia strana, che porterà i Kim a introdursi sempre più nella routine dei Park, come un parassita che si introduce in un organismo estraneo.

Ascoltando le parole dello stesso regista, questo film è “il racconto di persone comuni alle prese con una inestricabile confusione; una commedia senza clown, una tragedia senza cattivi, dove tutto porta verso un groviglio di violenza e a un tuffo a capofitto giù dalle scale.” Visivamente impeccabile, a primo impatto questo film resta impresso nella mente di chi lo guarda e lo osserva, attraverso le immagini che inizialmente, con raffinatezza descrivono la realtà piuttosto superficiale dei park da un lato, mentre dall’altro il disagio esistenziale dei Kim, costretti ad arrangiarsi per sopravvivere in un mondo in cui, sfortunatamente per loro, non hanno mai avuto la possibilità di costruirsi un vivere sereno.

Continuando inoltre la sua visione, si può percepire come i tratti della commedia assumono un carattere simile al dramma, dimostrato da un grande plot twist degno dei più grandi cineasti, di cui bong ovviamente ne fa parte. Addirittura si sfiora il thriller nudo e crudo, in un finale incandescente e che ti tiene incollato allo schermo fino all’ultimo. Parasite è un film comico/grottesco, ma anche visionario, che se da un lato diverte, dall’altro inquieta perché rivela i grossi problemi sociali e di classe presenti nella Corea del Sud.

A indicare questa tendenza, è il messaggio che ha voluto trasmettere Bong in questa pellicola, ossia la volontà dei poveri di scalare le gerarchie sociali, ma in particolar modo le conseguenze di queste ultime pretese, poiché potrebbero essere irreversibili, come irreversibile è il ruolo che detengono i poveri rispetto ai ricchi. Quindi non resta che accettare la realtà di questa situazione, così come i Kim hanno in conclusione scelto di fare.

Grazie a una ottima e virtuosa fotografia, all’utilizzo degli spazi interni in una maniera molto suggestiva e minuziosa, a un impiego del tempo piuttosto lento e scandito, considerato il particolare genere di cui fa parte, Bong ha saputo sfruttare al meglio tutte le potenzialità che un film come questo poteva offrire.

Personalmente parlando, questo piccolo capolavoro del regista sudcoreano, dimostra tutta la sua bravura perseguita negli anni, attraverso anche i suoi lavori precedenti che ugualmente consiglio di guardare. Inoltre, ha sempre saputo trasmettere per tutta la durata sentimenti contrastanti tra loro, sempre sul filo di una comicità atipica accompagnata da una tensione imprevedibile. Voi cosa ne pensate di questa preziosa pellicola? Cosa vi ha suscitato durante la sua visione? Fatemi sapere, in particolar modo, se avete consigli su come portare avanti questa mia piccola rubrica, vi ascolto volentieri.

Anche per proporre altri film da recensire, li sceglieremo insieme.

Alla prossima, un saluto,

Lord.

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